happy*

: +++++++++++++++++*********Si preannuncia un periodo duro!*
j'adore mon cherììì!!!
Pur visitè?
Bonjourrr...........Bonjour!
Voto: 7
E’ un libro doloroso questo di Mario Calabresi, il giornalista di Repubblica che, all’età di 37 anni, ha deciso di tornare ai tempi bui della tragedia di suo padre, il commissario Luigi Calabresi ucciso a Milano nel maggio del ‘72. Un libro necessario, che riscrive la storia della famiglia Calabresi e di alcuni altri familiari di vittime del terrorismo degli anni ’70, “gli anni di piombo”, definiti da Sergio Zavoli “notte della Repubblica” italiana.
La storia comincia dal presagio di quell’omicidio tutto politico: sui muri di Milano e sulle pagine del quotidiano Lotta Continua, il commissario Calabresi era indicato come l’”assassino di Pinelli”, l’anarchico Giuseppe detto Pino, precipitato dalle finestre della Questura di Milano nel corso di un interrogatorio sulla strage di piazza Fontana. Quello che sarebbe seguito, il nonno di Mario Calabresi l’aveva previsto e aveva cercato di convincere il commissario a cambiare lavoro e a lasciare Milano. Il portinaio del palazzo dove vivevano da settimane ormai nascondeva la posta, piena di minacce e di insulti; finché non capì tutto anche la madre di Mario, che allora aveva solo 25 anni e un terzo figlio in arrivo.
Questo libro nasce da un lento lavorìo della memoria e dalla volontà caparbia di capire il clima di odio e di violenza di quegli anni: Mario Calabresi, quattordicenne, aveva fretta di sapere e così trascorreva molte mattinate a studiare i microfilm della biblioteca Sormani, a Milano, per leggere le cronache dell’omicidio su tutti i numeri del Corriere, dell’Espresso e poi anche di Lotta Continua, per capire i perché di quella “caccia all’uomo”, di quella campagna d’odio spaventosa. Nel libro racconta anche l’incontro commovente con Antonia Custra, figlia di un padre mai conosciuto perché ucciso anch’egli dai terroristi nel ‘77. E con Francesca Marangoni, la figlia del direttore del Policlinico ammazzato dalle Brigate Rosse nel 1981. Ovviamente torna anche sulla morte di Pinelli (“in casa nostra non è mai stato un nemico”) che rappresenta l’altra faccia della tragedia di suo padre, indivisibile nel braccio di ferro infinito che da 40 anni li contrappone. E scrive a più riprese, con chiarezza, ciò che è emerso dagli atti processuali: “tutti, concordemente dissero che nel momento in cui Pinelli precipitò, Calabresi non era nella stanza” dove invece c’erano altri cinque uomini della Polizia. Calabresi prosciolto, dunque. Ma nel frattempo era stato ucciso. A quel vuoto che perdura, a quell’assenza profonda, il libro cerca di dare una qualche, seppur velata, risonanza.

: tattica d'emergenza! 
Cuore di Focaccia!
NB: foto prima della cottura! Cotta è molto più bella! :-P

- Lievito di birra 15 gr
- Farina 350 gr
- Olio
- Sale
- Spezie varie
Procedimento
- Impastare la pasta per focaccia
- Lasciare lievitare (circa raddoppiare il volume)
- Poi formare delle palline grandi o piccole a piacimento
- Mettere sulla teglia la carta da forno e spennellarla di olio
- Posizionare le palline di pasta a creare un disegno
- Spennellare con olio
- Lasciare ancora riposare un po'
- Far cuocere in forno a 200° per 20-25 minuti
- Aggiungere le spezie, sale grosso pestato o altro a vostro gusto!

: ++!Vi insegno a farlo promesso! Anzi..ve ne preparo una tutto per voi!
Mood: worried
: +
Ciudad Juárez: 14 anni di omicidi di donne insoluti
Dal 1993, più di 400 donne e ragazze sono state assassinate nelle
città di Ciudad Juárez e Chihuahua, nell’omonimo Stato del Messico.
Nella maggior parte dei casi, le vittime, ragazze povere di età
compresa tra 13 e 22 anni, sono state sequestrate, stuprate,
strangolate e poi abbandonate in discariche o in fosse poco profonde;
140 di esse sono state sottoposte a brutale violenza sessuale prima di
essere uccise.
Questi omicidi seriali presentano altre caratteristiche comuni: le donne assassinate lavoravano nelle maquiladoras, fabbriche di assemblaggio aperte dalle aziende multinazionali che controllano l’economia locale; molte di esse sono scomparse mentre andavano o tornavano dal lavoro. Prima di morire per strangolamento o percosse, le ragazze più giovani sono state tenute segregate per giorni e sottoposte a umiliazioni, torture e violenza sessuale.
Le autorità messicane hanno fatto decisamente poco per indagare in modo adeguato su questi crimini, ricorrendo persino alla tortura per estorcere confessioni a persone estranee ai fatti, garantendo in questo modo ai veri responsabili di restare nell’ombra. Ad esempio, nel giugno 2006, dopo aver trascorso due anni e mezzo in carcere, David Meza Argueta è stato prosciolto dall’accusa di aver assassinato Nayra Azucena Cervantes, a Chihuahua nel 2003. L’accusa era basata su una confessione estorta con la tortura dall’autorità giudiziaria dello Stato. Due funzionari della polizia giudiziaria sono stati licenziati per aver fatto ricorso alla tortura durante le indagini.
La discriminazione e la violenza sono realtà quotidiane in molte parti del Messico, esempio evidente del fallimento della giustizia penale, diffuso in tutto il paese.
Amnesty International, insieme ad altre Organizzazioni non governative, svolge da oltre un decennio una campagna per attirare l’attenzione mondiale sugli omicidi seriali di donne in Messico. I soci e le socie di Amnesty International continuano a chiedere alle autorità messicane di fermare immediatamente questi crimini.
Nel 2006 gli omicidi sono diminuiti ma non si sono interrotti. In risposta a queste uccisioni, le autorità dello Stato di Chihuahua hanno intrapreso qualche azione ma hanno continuato a non indagare su molti casi del passato e a non incriminare funzionari statali responsabili del depistaggio di precedenti inchieste.
L’ufficio del Procuratore generale federale ha terminato le sue indagini su alcuni casi del passato, ma dalle sue conclusioni non è emersa la tragica dimensione della violenza di genere che ha sconvolto Ciudad Juárez negli ultimi 13 anni. Il suo operato è stato criticato da più parti come un tentativo di sminuire la gravità dei sequestri e degli omicidi di donne nella città.

Mark : 6
: +Che cosa sarebbe l'umanità, signore, senza la donna? Sarebbe scarsa, signore, terribilmente scarsa. (Mark Twain)
VOTO: 7!
Londra 1792: quattro ragazzi,
la loro innocenza, la loro malizia
e un irresistibile maestro,
William Blake
E' il 1792 a Londra, e il traffico è intenso in Hercules Buildings: ventidue case a schiera di mattoni con un piccolo giardino sul davanti e un pub a ciascuna estremità della strada. Nel trambusto di carrozze, cavalli e barrocci, grida di pescivendoli, venditori di scope e fiammiferi, lustrascarpe e calderai, Jem Kellaway, un ragazzo col viso allungato, gli occhi azzurri infossati e i capelli biondo-rossicci, trasporta all'interno del numero 12 una sedia Windsor dopo l'altra. È appena arrivato a Londra, coi genitori e sua sorella Maisie, dalla campagna del Dorsetshire. Thomas Kellaway, suo padre, ha afferrato un giorno tutti i suoi arnesi di lavoro, i cerchi di legno per curvare i braccioli e gli schienali delle sedie, i pezzi del tornio utili a rifinire le gambe, i saracchi, le accette, gli scalpelli e i succhielli, li ha caricati su un carro ed è partito per Londra con tutta la famiglia per lavorare come carpentiere nel celebre circo di Philip Astley.
Astley li ha spediti al numero 12 degli Hercules Buildings, nell'abitazione di proprietà della signorina Pelham, la donna con indosso un abito giallo scolorito che ronza ora attorno alla casa e sbraita contro una ragazza dal viso impertinente e sveglio che è accorsa incuriosita: Maggie Butterfield, la figlia di Dick Butterfield, il vicino che ha osato vendere alla signorina Pelham falsi merletti delle Fiandre sfilacciatisi nel giro di pochi giorni.
È il mese di marzo e il caldo e il rumore sono insopportabili. Jem esploderebbe certamente di rabbia e stanchezza se d'improvviso non calasse una strana pausa di silenzio sulla strada e la signorina Pelham non si zittisse e Maggie non smettesse di fissarlo. Seguendo il suo sguardo, il ragazzo scorge un uomo attraversare la via. Robusto, la faccia larga, la fronte spaziosa, gli occhi grigi e la carnagione pallida, vestito semplicemente, camicia bianca, brache, calze e giacca nere, e un bizzarro berretto in testa, un bonnet rouge, il copricapo con la coccarda blu, bianca e rossa della Rivoluzione francese. È uno degli abitanti più noti degli Hercules Buildings: William Blake, l'artista, il poeta che stampa «strani libretti» e inneggia alle idee che incendiano il paese dall'altra parte della Manica.
The Tyger
La Tigre
William Blake - Da Songs of Experience (1794)
Nelle foreste della notte,
Quale fu l’immortale mano o l’occhio
Ch’ebbe la forza di formare la tua agghiacciante simmetria?
In quali abissi o in quali cieli
Accese il fuoco dei tuoi occhi?
Sopra quali ali osa slanciarsi?
E quale mano afferra il fuoco?
Quali spalle, quale arte
Poté torcerti i tendini del cuore?
E quando il tuo cuore ebbe il primo palpito,
Quale tremenda mano? Quale tremendo piede?
Quale mazza e quale catena?
Il tuo cervello fu in quale fornace?
E quale incudine?
Quale morsa robusta osò serrarne i terrori funesti?
Mentre gli astri perdevano le lance tirandole alla terra
e il paradiso empivano di pianti?
Fu nel sorriso che ebbe osservando compiuto il suo lavoro,
Chi l’Agnello creò, creò anche te?
Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale mano, quale immortale spia
Osa formare la tua agghiacciante simmetria?

Mark: 5
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